martedì 7 settembre 2010

Vento di Tramontana


Il cambiamento è arrivato subito. Netto. Radicale. Nuova città, nuova casa, nuova squadra, nuova Università, nuovi profumi, nuovi suoni, nuovi ritmi e una parte di cuore che se ne va. Nella testa e nell'anima solo la consolazione di una scelta ragionata, presa anche per favorire e assecondare il cambiamento. Non è mai facile fare certe scelte, ma a volte in questa strana vita i sogni sembrano irraggiungibili, e lasciano spazio ad altri che invece appaiono reali. A volte veniamo invasi da esigenze che non si possono evitare, ed è giusto lasciarsi trasportare. Ho imparato che nella vita è bene cercare di soddisfare le proprie aspettative. Nel momento in cui riusciamo ad essere soddisfatti, sarà ora di provare a completare il proprio cuore. Altrimenti, ci sarà sempre una piccola parte di noi che rivendicherà quell'aspettativa, ci consumerà da dentro, fino ad esplodere.
Quindi che sia tu o l'altra metà, o entrambi, ad avere bisogno di provare a cercare la propria strada, è bene che lo facciate. La vita è una (forse)e va vissuta bene, facendo delle scelte nel momento in cui servono. Ognuno di noi vale tanto, non è giusto limitarci. E se il tempo fosse chi da ragione alle nostre scelte, sarebbe bello incontrarti ancora su una strada che ci porti nella stessa direzione. Sarei pronto a scommettere di nuovo tutto, ma forse questo non è proprio il momento.

Ti abbraccerò forte quando ci vedremo, come si abbraccia una persona cara. Ma mentre stacco alcuni attimi dalla parete, sento freddo... solo in questo istante mi rendo conto che, ormai, siamo uno Stupendo Ricordo.

sabato 4 settembre 2010

Iniziare a studiare alle 18:00 di sabato pomeriggio!


Avete mai pensato a quanto sia importante il cambiamento nella vita delle persone? E quanto è importante stare bene con se stessi per stare bene anche con gli altri?
Io sento sempre questo bisogno di cambiare. Di esplorare, nuovi luoghi e nuove sensazioni. L'ho fatto nel piccolo della mia vita, quasi sempre, e forse sarà proprio la cosa che contraddistinguerà la mia esistenza. Quando mi metto alla prova, sento nell'aria un profumo diverso, sento che posso fare ciò che voglio.
Sono appena arrivato a Torino e questo profumo l'ho sentito forte, nelle piccole cose, come camminare per la strada e osservare i luoghi e le persone che mi circondano. Ammetto che ogni volta che cambio qualcosa della mia vita, una città piuttosto che un lavoretto, sono un pò spaventato. Come si dice: "Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa cosa lascia ma non ciò che trova". E l'ignoto fa un pò paura effettivamente, ma è questa sensazione che tira fuori il massimo da noi stessi. Sai che la vittoria o la sconfitta dipendono solo da te. Che se vuoi raggiungere il tuo obbiettivo te lo devi guadagnare. A volte ci sentiamo più sicuri con tutto ciò che ci serve a portata di mano, ci accontentiamo anche se non stiamo bene con noi stessi. Questa cosa si trasmette agli altri, volontariamente o no. Possiamo fare finta di essere contenti di noi stessi, ma perché dobbiamo soffrire quando basta un pò di coraggio e di incoscienza per toglierci da quella fossa e ricominciare a correre verso qualcosa che forse non raggiungeremo mai. Credo che valga la pena tentare di correre. Come dice mia madre:"Quando la morte arriverà a prendermi, dovrà trovarmi viva". E non dimenticherò mai questo semplice insegnamento.
Tutto questo per dire che ho paura, di molte cose, in questo momento, ma preferisco correre verso una meta che forse non raggiungerò mai piuttosto che accontentarmi di ciò che la ragione e i luoghi comuni dicono di fare. E anche se ammetto che ci sono momenti in cui mi incanalo come tutti gli altri sui binari scelti dalla società (vedi diplomi, università, e questo genere di cose), la mia indole mi porterà a cercare il cambiamento che mi terrà vivo. Per offrirmi agli altri con una luce positiva.

domenica 28 marzo 2010

PieRre


Sono tempi duri. Nessuno è contento. Il governo Zapatero riceve accuse sulle manovre anticrisi, sembra che la disoccupazione aumenterà ancora... non ti scoraggiare, la CERVECERIA HAMELIN è qui per aiutarti.
Lavoro ormai da quasi due mesi come PR per questa piccola birreria di calle Elvira, una delle vie più caratteristiche di Granada.
Il mestiere di PR è un'arte qui in Spagna, soprattutto di questi tempi in cui trascinare gente dentro il locale sembra difficile quanto scalare una montagna. La gente è un po' svogliata e preferisce tenere i pochi danari che possiede nelle proprie confortevoli tasche. La risposta più frequente ad una proposta di un PR è: No grazie, un altro giorno.
E' in questo clima di aridità economica che decine di giovani PR si contendono i pochi gruppi di studenti o turisti in festa. A colpi di chupiti gratis e prezzi stracciati si tenta di convincerli, non dimenticando mai di sorridere. Ognuno di noi ha il proprio stile, ma solitamente i più agguerriti sono quelli pagati per commissione, che se non riescono a spingere nessuno al bancone del bar se ne tornano a casa a mani vuote.
La CERVECERIA HAMELIN è unica nel suo stile, ogni sera un gruppo di gitani anima il bar con un flamenco verace e rustico, che coinvolge soprattutto i turisti. L'entrata è gratis e in più si può gustare un fresco Mojito al prezzo di 2 euro. Questo è quello che continuiamo a ripetere, come un disco incantato, noi PR dell'Hamelin.
In questi due mesi ho lavorato con un sacco di persone diverse, a volte nei quattro giorni settimanali di lavoro, le mie colleghe cambiavano ogni giorno.
C'era chi non vedeva l'ora di andarsene e passava il tempo a sbuffare, chi senza quasi parlare distribuiva i volantini e anche chi ha trovato un lavoro migliore ed è scappato.
Io rimango lì, tutto sommato il lavoro è divertente, e con l'arrivo della bella stagione dovrebbe essere migliore.
I miei attuali colleghi sono simpatici, una ragazza italiana che inventa parole Andaluz, una coppia appassionata di teatro che tenta di captare la gente con scenette, e una seria ragazza marocchina che compare ogni tanto.
Sembra che il capo dia lavoro a tutti e data la sua scarsa memoria si dimentichi poi di avere o no licenziato qualcuno, passando così le sue giornate a chiamare i dipendenti per confermare l'orario di lavoro. Se cerchi un'occupazione non esitare, il vecchio Santiago è qui per aiutarti.

giovedì 21 gennaio 2010

CRISI!



Puoi camminare e camminare, puoi cercare di fuggire, di correre più veloce delle voci, delle notizie, del vento.. ovunque tu andrai sentirai: CRISI!
Ho pensato fosse un'invenzione, lo giuro. Fino a poco tempo fa, a chi me ne parlava rispondevo: “Ma va, non è vero, la mettono giù tragica... io non la vedo, non la sento”.
Ed era vero, non la vedevo e non la sentivo, vivendo in un mondo costruito intorno a me, non mi rendevo conto di come stavano le cose. Era facile. Ti svegli la mattina, ricca colazione, un pò di musica mentre fai la doccia, e poi vestito e profumato, con calma ti incammini verso l'aula studio... stai nel tuo mondo, vedi altri che come te non la sentono, non la vedono. La giornata passa tranquilla, dopo lo studio (intervallato da pausa caffè, seguito da sacrosanta sigaretta per i nicotina-dipendenti) calcetto con gli amici, o piscina per rimanere in forma, o aperitivo, o tutti e due. I soldi vanno, fluidamente entrano ed escono dalle tue tasche senza che tu ti faccia troppe domande. Solo cerchi di amministrarli, questo si... e allora ritorni a quei piccoli sacrifici che cercava di inculcarti il Don che ti faceva catechismo, e calcoli: oggi niente aperitivo e niente piscina (rinuncia che è quasi un piacere), così domani ho più soldi per far serata, o per andare a teatro, o al cinema, o a cena al libanese. E così via, ogni settimana, lo studio è il tuo dovere, chi se ne fotte della crisi!

Ora cammino e cammino, cerco di correre più veloce, di lasciarmela alle spalle.. c'è ancora: CRISI!
Ti serve poco, un investimento in cartacce dove riassumi il tuo passato di studente/lavoratore/persona e tanta buona volontà. Sorridente e positivo mi incammino per le strade della città. C'è chi si fa un piano ben preciso e chi invece come unico piano ha quello di provare ad entrare per qualsiasi porta. Qualsiasi lavoro va bene, voglio dei soldi, voglio essere indipendente!
Entro in un bar, deserto, quasi imbarazzato mi avvicino al bancone, il titolare si aspetta la richiesta di un caffè, una coca-cola, una birra, pensa: “questo ha la faccia di uno che vuole organizzare una festa di compleanno”.. e invece no, si fissa nella mia mano, dove tengo il malloppo di cartacce. Domandando lavoro, per il fine settimana, come extra, quando hanno bisogno, la risposta dei titolari è sempre la stessa: “In questo momento siamo al completo, magari più avanti avremo bisogno di un aiuto (solo in questo andiamo d'accordo, avremmo lavoro entrambi), se vuoi puoi lasciarmi il tuo curriculum”.
Cammino per chilometri, scopro scorci bellissimi della città in cui vivo, luoghi che forse non avrei mai visto, apro porte e le richiudo alle mie spalle, il mio sorriso è sempre meno efficace, sempre meno sincero, le gambe sempre più pesanti, l'animo sempre più scoraggiato... ora la sento, la vedo benissimo: CRISI!

Quando ritorno verso casa, camminando sulle mie gambe, perché anche l'autobus a volte sembra troppo caro, o forse per la mia abitudine a non mollare mai, penso.. mi piace fantasticare su un mondo differente.
E se un giorno ci svegliassimo e scoprissimo che quei pezzi di carta con delle cifre scritte sopra non esistono.. Voi cosa fareste? Io ci ho pensato. Se ci fosse sempre un posto libero per tutti, io farei ogni giorno (o quasi) una cosa differente. Anche se potesse sembrare inutile. Per esempio, un giorno mi sono svegliato e avrei voluto trasportare due secchi d'acqua sostenuti da un palo appoggiato sulle mie spalle, e con un cappello di paglia, parlando una strana lingua, camminare in mezzo alla gente che affollava un mercato di artigiani. Non so se il bello fosse parlare un'altra lingua o vedere tutti quegli artigiani, ma solo immaginandomelo mi sono sentito bene.
Primo Levi disse che “se si escludono istanti prodigiosi e singoli, che il destino ci può donare, amare il proprio lavoro (che è purtroppo un privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra”, allora io, visto che non so quale sia questo lavoro che tanto amo, cerco di mantenere vivi quegli istanti prodigiosi e singoli. E lasciando volare l'immaginazione continuo a crearne per conto mio, e con il sorriso sulle labbra continuo a camminare per queste strade, ad aprire porte e a vedere che succede.. perché una crisi non ci impedisce di sognare.

giovedì 17 dicembre 2009

“Cosa si sogna in un marciapiede?”


Come già avevo accennato nel precedente pezzo, Granada è una città che ti colpisce, come lo schiaffo di un genitore che cerca di insegnarti la strada giusta. Con gli occhi ben aperti e la voglia di cogliere ogni sfumatura di queste strade, così giovani e creative, ad ogni angolo riparato mi sono chiesto: “Perché c'è così tanta gente dormendo per strada?”.

Con questa domanda che continuamente risuona nella mia testa, mi sono avvicinato a SOLIDARIOS, un'associazione umanitaria senza fini di lucro. Attraverso questa associazione, che ha molti altri progetti, abbiamo iniziato (io e Ainhoa) con altri ragazzi a camminare per la strada in maniera diversa. Il progetto cerca di motivare queste persone ad uscire dalla loro condizione. Il nostro compito è informarli dei vari centri di accoglienza presenti nel territorio e fare loro un po' di compagnia, oltre ad offrirgli bevande calde e qualcosa da mangiare.

Guardando negli occhi di queste persone ho visto rassegnazione. Sono l'ultima ruota di quel carro che è la nostra società, non sono neanche quella di scorta. Non gli viene data la possibilità.

Con l'associazione siamo andati in strada per rivendicare i diritti inalienabili di queste persone. L'idea era quella di passare la notte con loro, e far sentire la loro voce.. ora vi racconto come è andata.

Eravamo tutti seduti per terra, come quando da bambini, a scuola, ci facevano mettere in cerchio e dovevamo presentarci. Quel giorno erano loro, anche se pochi, gli oratori, un po' emozionati.

Javi, è un uomo di 41 anni, quasi calvo e sdentato, da tre anni vive nella strada. Con un cartone di vino in mano e lo sguardo malinconico disse: “Sono qui insieme al mio cartone, perché rende i miei giorni meno eterni e gli anni meno corti”. Dopo questa introduzione, proseguì come fanno quasi tutti, richiedendo domande di qualsiasi tema, in modo di poter dimostrarti di conoscere, di non essere un ignorante, di sapere, in molti casi, più di te. Javi passa il tempo leggendo nella biblioteca comunale, mangia nelle mense dei poveri e chiede l'elemosina. Ci parlò del suo passato non troppo lontano, dicendo di aver lavorato in vari ristoranti come cuoco, ha viaggiato parecchio: Barcellona, Madrid, Paesi Baschi, Parigi, Roma. Recitò varie ricette di piatti tipici, confermate da un nostro amico cuoco e poi dicsse: “Però, puoi studiare e lavorare quanto vuoi, ma quello che rimane sono le esperienze forti, le emozioni”. Con un gran sorriso e gli occhi illuminati ci raccontò di quella volta che da solo, in un bosco, mentre percorreva il cammino di Santiago e si accampava per la notte, si trovò a tu per tu con un lupo. “Fu una cosa incredibile, entrai nella tenda per prendere la macchina fotografica, ma quando uscii di nuovo era scappato”.

Le persone che vivono in questa condizione difficilmente raccontano come ci sono finiti, sono riservati, bisogna avere molta confidenza per poter entrare in questi argomenti. Come qualsiasi persona non raccontano a tutti di avere una malattia grave, dei loro problemi coniugali o di lavoro. Però grazie alle informazioni forniteci dall'associazione sappiamo che queste persone hanno perso la propria rete di appoggio sociale e familiare come conseguenza di un processo complesso, pieno di esperienze traumatiche. Sono persone che vivono in media sette o otto situazioni traumatiche di seguito e senza l'appoggio di nessuno. Qualsiasi altra persona vive da tre a quattro di queste esperienze in tutta la sua vita, avendo quindi la possibilità di “metabolizzarli”. I dati dicono inoltre che un 12% delle persone che vivono nella strada hanno studiato all'università. Tutte queste informazioni indicano che qualsiasi persona in condizioni simili può finire per strada.

Cosa possiamo fare per loro?

Innanzitutto comprendere che non sono li perché vogliono starci, guardarli con altri occhi, far si che non si sentano spazzatura, ma persone.


Ora vi dico come è finita la serata organizzata...

Alle 1:30 della notte, le organizzatrici si sono alzate ed hanno invitato tutti a raccogliere i termos di bevande calde e i cartoni sopra i quali eravamo seduti. Senza aver coinvolto i passanti nell'iniziativa, senza nessuna raccolta firme, nessun “rumore” che potesse arrivare a qualche orecchio del comune. Solo una signora è scesa in strada e ha donato delle coperte che non usava più. Le cose fatte così non servono a niente. Non basta avere un'idea, bisogna renderla efficace. E così non sono più andato a questo progetto.

Fare due chiacchiere con queste persone e offrirgli un caffè lo può fare chiunque, un'associazione, forse, dovrebbe cercare di fare di più.


Con questa storia che vi ho raccontato non voglio certo rovinare il vostro buon umore o farvi sentire male o in colpa. La mia intenzione è solo quella di raccontarvi cosa mi è successo, darvi la possibilità di sapere come la penso e magari di riflettere un po' quando incontrate persone sdraiate nella strada. Io a volte ho pensato che fossero degli scansafatiche, ma ho capito che il discorso è molto più articolato. Ricordate comunque che il mio è un discorso generale, ci sono un sacco di variabili nella condizione di chi vive per strada. Però, come ci ha detto una persona che vive in questa condizione: “Prima di partire all'avventura di voler salvare il mondo, aiutate la vostra anziana vicina, e poco a poco ognuno vivrà meglio la sua condizione”.





giovedì 1 ottobre 2009


Sono passate molte settimane dall'ultima volta che ho scritto, e sono successe molte cose. Ora vivo a Granada!
L'arrivo è stato abbastanza stravagante, a bordo di una C2 (come sapete abbastanza piccola) carica fino all'ultimo centimetro cubico disponibile. Io e Ainhoa sembravamo la famiglia degli anni 60 in viaggio verso la casa al mare a bordo della propria 500. Dopo esserci persi svariate volte grazie alle cartine stampate da ViaMichelin, siamo riusciti ad incamminarci per la retta via ed arrivare a Granada.
Eravamo già stati qui nel mese di Giugno, ed eravamo riusciti ad accaparrarci una casa accogliente e spaziosa al settimo piano di un palazzo, in una via secondaria della Plaza de Toros. La nostra stanza è l'ex salone della casa, molto spaziosa e munita di camino che quando farà freddo metteremo alla prova. Condividiamo l'appartamento con altri due studenti, Antonio e Raquel, che sono cugini. Se devo essere sincero faccio un po' fatica a capirli, siamo molto diversi, ma spero le cose vadano bene.
La zona dove abitiamo è molto movimentata e giovane, infatti molti studenti vivono da queste parti o semplicemente la frequentano per i numerosi bar di tapas che ci sono (Con 4 euro circa, si possono bere due birre e il cibo è incluso nel prezzo).
La città di Granada è ricca di fascino e storia, molti edifici del centro mostrano molto chiaramente l'influenza araba sull'architettura e l'arte di Granada. L'Alhambra è l'immagine icona della città,è un antico palazzo/fortezza che domina la città dall'alto di una collina e ogni giorno turisti provenienti da tutta Europa vengono a visitarla. L'atmosfera che si respira nei suoi cortili e giardini è di assoluta armonia.
La vita qui a Granada scorre lentamente, la gente gode di una apparente calma e da l'impressione di essere rilassata. Tuttavia percorrendo le strade trafficate si assiste spesso e volentieri a dimostrazioni di ira e impazienza nei confronti degli altri automobilisti, e il rumore del clacson domina la scena.
In questa città, dalle mille forme e dai mille colori, si può assistere a scene molto curiose. Passeggiando per le strade si può notare una autentica convivenza di persone ben vestite e ordinate con persone molto stravaganti e pittoresche, ma la seconda tipologia richiama maggiormente la mia attenzione.
Muovendomi a piedi in lungo e in largo ho avuto modo di osservare molte cose (quella che salta subito all'occhio, o per meglio dire al naso, è l'odore di Marijuana che si respira per le strade.. qui sembra che tutti abbiano la propria piantina, e il mio vicino di casa ne ha un vero e proprio arsenale, almeno 15!), persone e dinamiche sociali che nelle realtà in cui avevo vissuto fino ad ora non ho avuto modo di affrontare. Qui ad esempio è consuetudine andare al supermercato e trovare persone, anche di giovane età che chiedono l'elemosina seduti per terra e accompagnati dal loro zaino/casa. Mi è capitato di vedere ragazzi passare il tempo giocando a scacchi e bevendo liquori, una mattina, mentre chiedevano l'elemosina al lato di un supermercato. Mi è sembrato abbastanza triste e immaginarmi nei loro panni mi ha provocato un senso di vuoto.
Una delle figure più enigmatiche della città sono i “Gorrillas”, questi personaggi si spargono per le strade appropriandosi della propria zona e dopo aver (inutilmente e con segnali insensati) aiutato le persone nelle manovre di parcheggio, chiedono una moneta. Le persone sono solite cedere, altrimenti potrebbero trovare un regalo sulla carrozzeria della macchina al loro ritorno. Tutte queste cose ed altre ancora che vi racconterò mi hanno fatto arrivare alla conclusione che vivere qui è bello, ma sentirò sicuramente il bisogno di cambiare.
L'ultima cosa che voglio raccontare è che dopo aver ricevuto la visita di mio fratello Omar, di Stizzy e la Ale, ho trovato un lavoro! Adesso lavo i piatti e a volte faccio le pizze in uno dei ristoranti più frequentati dell'Albaicin, il quartiere più caratteristico della città. Il ristorante sta a una mezz'ora a piedi da casa mia, è un po' pesante, ma le stradine strette e calde del quartiere danno un tocco di magia alla mia “passeggiata” quotidiana. Per queste strade frequentate da turisti e artisti è facile fare incontri particolari, dal suonatore di chitarra spagnola che canta flamenco, al turista che smarrito nel labirinto di vicoletti. Al ristorante “Giardines de Zoraya” ogni sera vanno in scena gruppi di flamenco, due spettacoli, e devo dire che a me questo tipo di musica, ricco di storia e tradizione locale, mi ha un po' rotto le orecchie.
Un'altra cosa curiosa del lavoro è lo spagnolo che si parla, un miscuglio di lingue e dialetti di ogni sorta. Il padrone francese, la sua compagna svedese, il pizzaiolo ceco, un cameriere napoletano che si limita a pronunciare parole in spagnolo senza curarsi dell'accento, lo chef (vegetariano e quindi un disastro nel cucinare carne e pesce, piatti che non assaggia mai) nativo di malaga e con un vocabolario tutto suo, gli altri dipendenti francesi e granadini (celebri per mangiarsi intere parole del castigliano corretto) e io, che ancora sto imparando ad esprimermi al meglio e per fortuna dicono.. non ho accento. Sembra mi sia messo nella giusta carreggiata.
Per il momento vivo la giornata attendendo e sperando (come mai avrei immaginato) di avere un orario di lezioni da seguire e dei libri da studiare.. e questo la dice lunga sulla mia attuale situazione lavorativa.